Il bando EPSO (European Personnel Selection Office, l'ufficio europeo di selezione del personale) C/2026/2425 cerca amministratori di grado AD 7 in quattro settori: infrastruttura ICT (Information and Communication Technology), gestione di progetti ICT, cloud e reti, data science. Non c'è un programma d'esame: le mansioni dell'Allegato II sono l'unica traccia. Questa guida le trasforma in argomenti di studio, settore per settore. Ciò che le altre guide di Explorables spiegano già è collegato direttamente al capitolo giusto, con i punti da saper riconoscere; il resto è scritto qui. Ogni capitolo finisce con un'esercitazione a scelta multipla.
Il concorso EPSO/AD/429/26, pubblicato il 6 maggio 2026, seleziona amministratori di grado AD 7 in quattro settori, per un totale di circa 780 candidati idonei. Si concorre per un solo settore, e ogni settore ha la sua prova e la sua graduatoria.
| Prova | Lingua | Domande e tempo | Soglia | A che cosa serve |
|---|---|---|---|---|
| Ragionamento verbale | lingua 1 | 20 in 35 min | 10/20 | idoneità |
| Ragionamento numerico | lingua 1 | 10 in 20 min | 10/20 sommati | idoneità |
| Ragionamento astratto | lingua 1 | 10 in 10 min | idoneità | |
| Prova di settore (a scelta multipla) | lingua 2 | 30 in 40 min | 15/30 | graduatoria |
| Prova scritta (comunicazione scritta su documentazione del settore) | lingua 2 | 40 min | 5/10 | idoneità |
Come nell'AD 8, solo la prova di settore decide la posizione: le altre sono soglie. Con 30 domande in 40 minuti si hanno 80 secondi a domanda, il tempo per riconoscere una distinzione, non per ricostruirla.
Progettare e gestire data center, server, storage, database, rete, postazioni di lavoro; servizi gestiti; DevSecOps; continuità; HPC e tecnologie quantistiche.
Progetti, programmi e portafogli per tutto il ciclo di vita: analisi, stime, risorse, rischi, qualità, cambiamenti, contratti e fornitori.
Progettare e gestire reti aziendali e cloud pubblici o privati, compresa la sicurezza di rete; architettura, standard, fornitori, costi, rischi.
Ingegneria dei dati, statistica avanzata, architettura dei dati e tecnologie semantiche, HPC, API, MLOps, visualizzazione, governance dei dati.
Studia a fondo i capitoli del tuo settore e leggi il capitolo 2 per le basi comuni. Una domanda di settore chiede quasi sempre una distinzione: RPO contro RTO, incidente contro problema, CPI contro SPI, IaaS contro PaaS, TCP contro UDP, data drift contro concept drift.
Le esercitazioni sono scritte per allenare e non sono domande ufficiali EPSO. Norme e date sono quelle in vigore a ottobre 2026: controllale su EUR-Lex prima della prova.
Un settore, trenta domande, soglia 15: il punteggio della prova di settore è l'unico che conta per la posizione.
Alcuni argomenti attraversano più settori: i database compaiono nell'infrastruttura e nei dati, la sicurezza ovunque, il machine learning nella data science. Le altre guide li spiegano a fondo; qui trovi i collegamenti e le affermazioni da saper riconoscere.
Scegli una risposta per domanda; se sbagli, segui il collegamento del riquadro corrispondente.
Database, machine learning, sicurezza e norme sono spiegati nelle altre guide: per la prova servono le distinzioni di base elencate nei riquadri.
La prima mansione del settore è progettare, integrare, gestire e far funzionare infrastrutture IT aziendali e data center: server, database, storage, servizi di rete, cybersecurity, postazioni di lavoro digitali. Il filo conduttore è uno: ogni componente prima o poi si guasta, e il progetto decide che cosa succede quando accade.
Un data center è un edificio progettato per tenere accesi i server: alimentazione con UPS (Uninterruptible Power Supply, gruppi di continuità a batteria) e generatori, raffreddamento, armadi (rack), collegamenti di rete ridondanti, controllo degli accessi fisici. La ridondanza si descrive con la notazione N (esattamente la capacità necessaria), N+1 (un componente di riserva), 2N (tutto duplicato, due percorsi indipendenti).
La classificazione più usata è quella dell'Uptime Institute in quattro Tier:
| Tier | Caratteristica | Disponibilità di riferimento | Fermo all'anno |
|---|---|---|---|
| I | capacità di base, un solo percorso | 99,671% | ≈ 28,8 ore |
| II | componenti ridondanti (N+1) | 99,741% | ≈ 22 ore |
| III | manutenibile senza fermo: ogni componente si può sostituire con il servizio acceso | 99,982% | ≈ 1,6 ore |
| IV | tollerante ai guasti: un guasto qualsiasi non ferma il servizio (2N) | 99,995% | ≈ 26 minuti |
L'efficienza energetica si misura con il PUE (Power Usage Effectiveness): l'energia totale del data center divisa per quella consumata dalle sole apparecchiature IT. Il valore ideale è 1; un PUE di 1,5 vuol dire che per ogni kWh dei server se ne spende mezzo in raffreddamento e perdite. La direttiva europea sull'efficienza energetica (UE) 2023/1791 obbliga i data center sopra i 500 kW di potenza IT a comunicare ogni anno i propri indicatori energetici in una banca dati europea.
PUE
La virtualizzazione fa girare più macchine virtuali (VM) su un server fisico. Il programma che le gestisce è l'hypervisor: di tipo 1 (bare metal) se gira direttamente sull'hardware (VMware ESXi, Microsoft Hyper-V, KVM, usato nei server), di tipo 2 se gira sopra un sistema operativo (VirtualBox, per sviluppo e prove). Le VM si possono spostare da un server all'altro senza spegnerle (migrazione a caldo) e si possono assegnare più risorse virtuali di quelle fisiche (overcommit), contando sul fatto che non tutte le VM le usano insieme.
Un container è più leggero: condivide il kernel del sistema operativo ospite e isola solo processi, file e rete. Parte in un secondo e occupa poco, ma l'isolamento è più debole di quello di una VM. Nell'infrastruttura iperconvergente (HCI, Hyper-Converged Infrastructure) calcolo, storage e rete sono gestiti dal software su server tutti uguali, che si aggiungono per crescere.
| Architettura | Che cosa vede il server | Protocolli |
|---|---|---|
| DAS (Direct-Attached Storage) | dischi collegati direttamente | SATA, SAS, NVMe |
| NAS (Network-Attached Storage) | file condivisi in rete | NFS, SMB |
| SAN (Storage Area Network) | blocchi, come se fossero dischi locali, su una rete dedicata | Fibre Channel, iSCSI, NVMe-oF |
| Object storage | oggetti con identificativo e metadati, via HTTP | API S3 |
Lo storage a blocchi serve a database e VM (bassa latenza); quello a file a cartelle condivise; quello a oggetti a grandi quantità di dati non strutturati, backup e archivi (scala quasi senza limiti, latenza più alta). Il RAID (Redundant Array of Independent Disks) combina più dischi per prestazioni o tolleranza ai guasti:
| Livello | Come funziona | Capacità utile con n dischi | Guasti tollerati |
|---|---|---|---|
| RAID 0 | striping: dati divisi tra i dischi | n | 0 |
| RAID 1 | mirroring: ogni dato su due dischi | n / 2 | 1 per coppia |
| RAID 5 | striping con una parità distribuita | n − 1 | 1 |
| RAID 6 | striping con doppia parità | n − 2 | 2 |
| RAID 10 | mirroring, poi striping delle coppie | n / 2 | almeno 1, fino a uno per coppia |
Scegli il livello, il numero e la dimensione dei dischi; osserva la capacità utile e quanti dischi possono guastarsi.
Capacità nominali, senza formattazione né dischi di riserva (hot spare). Con dischi molto grandi la ricostruzione dopo un guasto dura ore o giorni: per questo con dischi grandi si preferisce RAID 6 a RAID 5.
Considerare il RAID o le snapshot un backup. Il RAID protegge dal guasto di un disco, non dalla cancellazione per errore, dal ransomware o dall'incendio del data center: un file cancellato sparisce da tutti i dischi dell'array nello stesso istante. Anche la replica copia gli errori.
Due numeri definiscono un piano di ripristino, e si confondono spesso. L'RPO (Recovery Point Objective) è quanti dati si accetta di perdere, misurati in tempo: con un backup ogni notte, l'RPO è fino a 24 ore. L'RTO (Recovery Time Objective) è quanto tempo si accetta che il servizio resti fermo. L'RPO guarda indietro, l'RTO avanti.
La regola 3-2-1: tre copie dei dati, su due supporti diversi, una delle quali fuori sede. La versione aggiornata contro il ransomware è 3-2-1-1-0: in più una copia offline o immutabile, e zero errori nei test di ripristino. I backup sono completi, incrementali (solo ciò che è cambiato dall'ultimo backup di qualsiasi tipo: veloci da fare, lenti da ripristinare) o differenziali (ciò che è cambiato dall'ultimo completo). Per il ripristino in caso di disastro (DR, Disaster Recovery) si usano siti secondari caldi (pronti, minuti), tiepidi (parzialmente pronti, ore) o freddi (solo spazio e alimentazione, giorni).
La disponibilità si esprime in «nove»: 99,9% («tre nove») vuol dire circa 8,8 ore di fermo all'anno; 99,99% circa 53 minuti; 99,999% circa 5 minuti. Si stima dai tempi medi tra i guasti (MTBF, Mean Time Between Failures) e di riparazione (MTTR, Mean Time To Repair). Per una catena di componenti la regola è semplice: in serie le disponibilità si moltiplicano e calano; in parallelo si moltiplicano le indisponibilità, e la disponibilità sale.
Serie e parallelo
Imposta la disponibilità di rete, server e database e quante copie ha ciascuno; osserva la disponibilità del servizio e le ore di fermo all'anno.
Il modello assume guasti indipendenti e passaggio istantaneo alla copia di riserva. Nella realtà un guasto comune (alimentazione, aggiornamento difettoso, errore di configurazione) colpisce tutte le copie insieme.
Il «digital workplace» comprende i dispositivi degli utenti, la loro gestione centralizzata (inventario, aggiornamenti, configurazioni, cifratura del disco), gli strumenti di collaborazione e l'accesso remoto. Con la VDI (Virtual Desktop Infrastructure) il desktop gira come VM nel data center e l'utente lo vede da qualsiasi dispositivo: i dati non lasciano il centro, ma serve una rete affidabile.
Scegli una risposta per domanda.
Tier III si mantiene senza fermo, Tier IV tollera un guasto. RAID non è backup. RPO è quanti dati perdi, RTO quanto resti fermo. In serie la disponibilità cala, in parallelo sale.
Nelle istituzioni europee gran parte dell'esercizio quotidiano è affidata a fornitori esterni con contratti di servizi gestiti; il funzionario coordina, misura e decide. Le mansioni del bando lo dicono: gestire le attività operative tramite contratti (cambiamenti, richieste, incidenti, problemi, disponibilità, capacità), applicare DevSecOps e automazione, sostenere sicurezza e continuità operativa, gestire il ciclo di vita dei componenti, supervisionare squadre e fornitori sugli SLA.
ITIL (in origine IT Infrastructure Library), versione 4 del 2019, è il quadro di buone pratiche più diffuso per la gestione dei servizi IT. Il suo centro è il sistema del valore del servizio (Service Value System): principi guida, governance, una catena del valore di sei attività (pianificare, migliorare, coinvolgere, progettare e trasferire, ottenere o costruire, erogare e supportare), 34 pratiche e il miglioramento continuo. Ogni servizio si guarda da quattro dimensioni: organizzazioni e persone; informazioni e tecnologia; partner e fornitori; flussi di valore e processi.
Le domande d'esame girano quasi sempre intorno a quattro pratiche che si confondono:
Chiudere un incidente ricorrente come «risolto» ogni volta che il servizio riparte. Ripristinare il servizio chiude l'incidente, non il problema: se gli incidenti si ripetono, si apre un problema e si cerca la causa.
Un SLA (Service Level Agreement) è l'accordo con il cliente del servizio: che cosa si fornisce e con quali livelli misurabili (disponibilità, tempo di presa in carico, tempo di risoluzione per priorità). Dietro un SLA ci sono un OLA (Operational Level Agreement, accordo tra gruppi interni) e un contratto di supporto (underpinning contract) con i fornitori esterni. Gli impegni a valle devono essere più stretti di quelli a monte: se il fornitore ha 8 ore per risolvere e l'SLA con il cliente ne promette 4, l'SLA è scritto per essere violato.
Un buon contratto di servizi gestiti definisce indicatori misurabili e chi li misura, penali o crediti di servizio quando non sono rispettati, riunioni di governance periodiche, un processo di escalation e un piano di uscita (come si passa a un altro fornitore senza fermare il servizio). Nei contratti quadro delle istituzioni europee le prestazioni si acquistano di solito in tre forme: a tempo e mezzi (si paga il tempo delle persone), a tempo e mezzi quotati (si paga un risultato a un prezzo concordato in anticipo in giornate) o a prezzo fisso; più il rischio passa al fornitore, più servono requisiti precisi.
Il DevOps unisce sviluppo ed esercizio per rilasciare spesso e in sicurezza; il DevSecOps vi integra la sicurezza fin dall'inizio (vedi la guida AD 8, capitolo 10, per SAST, DAST, SCA e SBOM). Tre sigle vicine:
L'infrastruttura come codice (IaC, Infrastructure as Code) descrive server, reti e configurazioni in file versionati invece che con interventi manuali: Terraform è dichiarativo (si descrive lo stato voluto, lo strumento calcola le differenze), Ansible automatizza la configurazione dei sistemi. Ne derivano l'infrastruttura immutabile (non si modifica un server: lo si sostituisce con uno nuovo) e il GitOps (lo stato del sistema è quello descritto nel repository; un agente lo allinea di continuo).
Per sapere se un servizio funziona si usa l'osservabilità: metriche (numeri nel tempo), log (eventi), tracce (il percorso di una richiesta tra i servizi). Il metodo SRE (Site Reliability Engineering) di Google fissa un SLI (Service Level Indicator, ciò che si misura), un SLO (Service Level Objective, l'obiettivo interno) e un error budget: il fermo che l'SLO consente, da «spendere» in rilasci e sperimentazioni.
Muovi l'obiettivo e il periodo; osserva quanto tempo di fermo è consentito, cioè l'error budget.
Error budget di un SLO al 99,9% su 30 giorni
La continuità operativa (business continuity) è la capacità di continuare a erogare i servizi essenziali durante un'interruzione; la norma di riferimento è la ISO 22301. Si comincia dalla BIA (Business Impact Analysis, analisi d'impatto): per ogni processo si stima il danno di un fermo nel tempo e si fissa il periodo massimo tollerabile di interruzione, da cui discendono RTO e RPO (capitolo 3). Il piano di continuità (BCP) riguarda l'organizzazione intera (persone, sedi, fornitori); il piano di ripristino in caso di disastro (DRP) è la sua parte tecnica. I piani si provano: esercitazioni a tavolino, simulazioni, fino al passaggio reale sul sito secondario.
Ogni componente fisico o virtuale ha un ciclo: pianificazione, acquisto (con le procedure del capitolo 8), installazione e integrazione, esercizio, fine del supporto, dismissione con cancellazione sicura dei dati. Il CMDB (Configuration Management Database) registra i componenti (configuration item) e le loro relazioni, ed è ciò che permette di sapere quali servizi tocca un cambiamento. I sistemi a fine supporto (end of life) non ricevono più correzioni di sicurezza: sono un rischio da pianificare per tempo, non un'emergenza da scoprire. Il monitoraggio tecnologico si fa con prove di concetto limitate, valutate su criteri decisi prima, prima di adottare una tecnologia emergente.
Scegli una risposta per domanda.
Incidente: ripristinare; problema: trovare la causa. Gli SLA verso il cliente reggono solo se OLA e contratti a valle sono più stretti. Continuous delivery è pronto per il rilascio, continuous deployment rilascia da solo.
Dieci amici svuotano un appartamento molto più in fretta di uno solo. Ma il furgone è uno, e il viaggio fino alla casa nuova dura comunque un'ora: aggiungere amici accorcia solo la parte che si può dividere. È la legge di Amdahl, il primo concetto di ogni domanda sul calcolo parallelo.
Un sistema HPC (High Performance Computing) è un insieme di migliaia di nodi di calcolo (CPU e, sempre più spesso, GPU) collegati da una rete a bassissima latenza (per esempio InfiniBand), con un file system parallelo condiviso (come Lustre) e uno scheduler (come Slurm) che assegna i nodi ai lavori in coda. Si programma in due modi: a memoria condivisa dentro un nodo (OpenMP, thread che vedono la stessa memoria) e a memoria distribuita tra nodi (MPI, Message Passing Interface, processi che si scambiano messaggi). Le GPU si programmano con CUDA o librerie equivalenti.
Le prestazioni si misurano in FLOP/s (operazioni in virgola mobile al secondo). La classifica TOP500 ordina i supercomputer con il test LINPACK; la Green500 per efficienza energetica (FLOP/s per watt). Un sistema exascale supera 1018 FLOP/s.
Legge di Amdahl
Con il 5% di codice seriale, nessun numero di processori va oltre 20 volte più veloce.
Muovi la frazione parallelizzabile e il numero di processori; osserva come la curva si appiattisce verso il limite.
Il modello ignora i costi di comunicazione tra nodi, che nella realtà peggiorano ancora la curva. La legge di Gustafson guarda il caso opposto: se con più processori si affronta un problema più grande (scalabilità debole), la parte parallela cresce e l'accelerazione con essa.
In Europa i supercomputer pubblici sono coordinati dall'impresa comune EuroHPC (dal 2018, sede a Lussemburgo), che li cofinanzia con gli Stati membri: tra gli altri LUMI in Finlandia, Leonardo in Italia (Bologna), MareNostrum 5 in Spagna e JUPITER in Germania, il primo sistema exascale europeo, inaugurato nel 2025. Sugli stessi sistemi poggiano le AI Factories (vedi la guida AD 8, capitolo 8).
Un qubit può trovarsi in una sovrapposizione di 0 e 1; più qubit possono essere entangled (correlati in modo che lo stato dell'uno non si descrive senza l'altro). Una misura fa «collassare» lo stato su 0 o 1 con certe probabilità. Il nemico è la decoerenza: l'interazione con l'ambiente distrugge lo stato quantistico in frazioni di secondo, quindi i calcoli sono brevi e pieni di errori. Le macchine attuali sono dette NISQ (Noisy Intermediate-Scale Quantum): decine o centinaia di qubit rumorosi. La correzione degli errori combina molti qubit fisici in un qubit logico affidabile, ed è la strada verso macchine utili su larga scala.
| Applicazione | Algoritmo o tecnica | Effetto |
|---|---|---|
| Rompere RSA e curve ellittiche | Shor | accelerazione esponenziale: serve la crittografia post-quantistica (guida AD 8, capitolo 10) |
| Ricerca non strutturata | Grover | accelerazione quadratica: le chiavi simmetriche vanno raddoppiate |
| Simulazione di molecole e materiali | simulazione quantistica | l'applicazione più promettente a medio termine |
| Ottimizzazione | annealing quantistico, algoritmi variazionali | vantaggio ancora da dimostrare su problemi reali |
| Comunicazione sicura | QKD (Quantum Key Distribution) | distribuzione di chiavi che rivela ogni intercettazione; la rete europea è EuroQCI |
Le tecnologie in competizione per i qubit sono circuiti superconduttori, ioni intrappolati, atomi neutri e fotoni, ciascuna con vantaggi diversi in stabilità e scalabilità. Per un'organizzazione «valutare e integrare» oggi vuol dire soprattutto tre cose: preparare la migrazione post-quantistica (inventario degli algoritmi in uso, agilità crittografica), seguire i casi d'uso di simulazione e ottimizzazione con prove limitate, e usare l'accesso ai computer quantistici integrati nei centri HPC di EuroHPC. Il quadro politico è la strategia europea per le tecnologie quantistiche del luglio 2025, dopo il programma Quantum Flagship avviato nel 2018.
Pensare che un computer quantistico sia un computer classico più veloce in tutto. È un acceleratore per classi precise di problemi; per la maggior parte dei calcoli non porta vantaggi.
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L'accelerazione parallela è limitata dalla parte seriale (Amdahl). EuroHPC gestisce i supercomputer europei. Il calcolo quantistico accelera classi precise di problemi; per un'amministrazione la priorità è la migrazione post-quantistica.
Il settore chiede di gestire, sostenere e monitorare progetti, programmi e portafogli ICT per tutto il ciclo di vita: analisi, proposta, progettazione, stima dei costi, acquisizione di risorse, pianificazione, rendicontazione. Per un candidato alle istituzioni europee il metodo da conoscere meglio è quello che la Commissione stessa ha sviluppato e usa: PM².
Il progetto si misura sui risultati consegnati (output), il programma sui benefici ottenuti (outcome), il portafoglio sul contributo alla strategia. Gestire un portafoglio vuol dire soprattutto decidere che cosa non fare: classificare le proposte secondo valore, rischio, allineamento e risorse, e fermare i progetti che non rendono più.
PM² è il metodo di gestione dei progetti sviluppato dalla Commissione europea e reso pubblico, gratuito, anche per altre amministrazioni. Combina elementi di PMBOK, PRINCE2 e dei metodi agili in un quadro più leggero, pensato per le istituzioni. Ha quattro fasi, con il monitoraggio e controllo che le attraversa tutte, e tra una fase e l'altra un punto di decisione (phase gate):
I tre punti di decisione sono RfP (Ready for Planning, pronto per la pianificazione), RfE (Ready for Executing) e RfC (Ready for Closing). I documenti principali per fase:
| Fase | Documenti principali |
|---|---|
| Avvio | Richiesta di avvio del progetto (Project Initiation Request), Business case (perché farlo, opzioni, costi e benefici), Project Charter (ambito, obiettivi, vincoli, risultati attesi) |
| Pianificazione | Project Handbook (come sarà gestito: ruoli, regole, piani di gestione), Project Work Plan (attività, tempi, risorse), piani di gestione dei requisiti, dei cambiamenti, dei rischi, delle questioni aperte, della qualità, della comunicazione; piano di accettazione dei risultati, piano di transizione, piano di attuazione nell'organizzazione, piano di esternalizzazione |
| Esecuzione | verbali, rapporti di stato, registri di rischi, questioni e cambiamenti aggiornati |
| Chiusura | Rapporto di fine progetto (Project End Report), lezioni apprese, accettazione finale |
La governance di PM² è a strati. Sopra il progetto c'è l'organo di governance appropriato (AGB, Appropriate Governance Body), che lo autorizza dentro l'organizzazione. Lo strato direttivo è il comitato direttivo del progetto (PSC, Project Steering Committee). Lo strato di gestione ha due figure: il Business Manager, lato richiedente, e il Project Manager, lato fornitore della soluzione. Lo strato esecutivo comprende il Business Implementation Group e il Project Core Team.
Il Project Owner possiede il business case; il Project Manager gestisce l'esecuzione, non decide l'ambito da solo. Le decisioni che superano le tolleranze concordate salgono al comitato direttivo. PM² ha estensioni per i progetti agili (PM²-Agile), i programmi e i portafogli.
| PRINCE2 | PMBOK (PMI) | |
|---|---|---|
| Che cos'è | un metodo prescrittivo, di origine britannica (governo del Regno Unito, 1996) | una guida al corpo di conoscenze, statunitense (Project Management Institute) |
| Struttura | 7 principi (giustificazione commerciale continua, imparare dall'esperienza, ruoli definiti, gestione per fasi, gestione per eccezione, focus sui prodotti, adattamento al contesto), 7 pratiche (business case, organizzazione, piani, qualità, rischio, questioni, avanzamento) e 7 processi | dalla 7ª edizione (2021): principi e domini di prestazione (stakeholder, team, approccio di sviluppo e ciclo di vita, pianificazione, lavoro del progetto, consegna, misurazione, incertezza) al posto dei processi delle edizioni precedenti |
| Comitato | Project Board: Executive (il business), Senior User (gli utenti), Senior Supplier (i fornitori) | sponsor e stakeholder, senza un organigramma imposto |
| Certificazione tipica | Foundation, Practitioner | PMP (Project Management Professional) |
La gestione per eccezione di PRINCE2 è un'idea da ricordare: il comitato fissa tolleranze (per tempo, costo, ambito, qualità, rischio, benefici) e interviene solo quando un livello prevede di superarle. Le stesse figure del Project Board si ritrovano, con altri nomi, nella governance di PM².
Un business case confronta opzioni (compreso «non fare nulla») su costi, benefici, rischi e tempi, e va riverificato a ogni punto di decisione: un progetto che non è più giustificato si ferma. I requisiti si prioritizzano spesso con il metodo MoSCoW: Must have (indispensabile), Should have (importante ma non vitale), Could have (desiderabile), Won't have this time (escluso per ora). Gli stakeholder si mappano sulla griglia potere/interesse: chi ha molto potere e molto interesse va gestito da vicino, chi ha potere ma poco interesse va tenuto soddisfatto, chi ha interesse ma poco potere va tenuto informato, gli altri monitorati.
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Progetto per gli output, programma per i benefici, portafoglio per la strategia. PM²: quattro fasi con tre punti di decisione (RfP, RfE, RfC), il Project Owner possiede il business case, il Project Manager gestisce l'esecuzione.
Il bando chiede di stimare i costi, pianificare, monitorare costi, tempi, risorse, risultati e rischi, gestire i cambiamenti e riferire. Ognuna di queste attività ha strumenti con nomi e formule precisi, ed è qui che le domande diventano numeriche.
La WBS (Work Breakdown Structure, struttura analitica del progetto) scompone il lavoro in risultati sempre più piccoli, fino ai pacchetti di lavoro che si possono stimare e assegnare. Vale la regola del 100%: la somma dei figli è esattamente il lavoro del padre, né più né meno. Il lavoro che non è nella WBS non è nel progetto.
Le stime si fanno per analogia (un progetto simile già fatto), in modo parametrico (un parametro per un'unità: 3 giorni per schermata × 40 schermate) o a tre punti, combinando un valore ottimistico, uno più probabile e uno pessimistico.
Stima a tre punti (PERT)
La stima pesata è più alta del valore più probabile perché il pessimistico è lontano: i ritardi possibili sono più grandi degli anticipi.
Le attività si collegano in un reticolo secondo le dipendenze. Il percorso critico è la catena più lunga dall'inizio alla fine: la sua durata è la durata del progetto, e ogni giorno di ritardo su una sua attività è un giorno di ritardo del progetto. Le altre attività hanno un margine (float o slack): possono ritardare fino a quel valore senza spostare la fine. Il calcolo si fa in due passate: in avanti (inizio e fine più presti) e all'indietro (inizio e fine più tardi); il margine è la differenza.
Sei attività: A all'inizio; B e C dopo A; D dopo B; E dopo C; F dopo D ed E. Cambia le durate e osserva quale catena diventa critica e come cambiano i margini.
Durate in giorni lavorativi, dipendenze solo del tipo «fine-inizio» e nessun vincolo di risorse: nella realtà due attività parallele possono contendersi la stessa persona.
Per accorciare un progetto si agisce solo sul percorso critico: crashing (aggiungere risorse alle attività critiche, a un costo) o fast tracking (sovrapporre attività previste in sequenza, a un rischio). Accelerare un'attività con margine non accorcia nulla.
A metà del tempo un progetto ha speso metà del budget. Va bene? Non si sa: se ha fatto solo un terzo del lavoro, è in ritardo e sopra i costi. Il valore acquisito confronta tre numeri invece di due.
Indici del valore acquisito
Imposta lavoro pianificato, lavoro fatto e spesa a oggi; leggi indici, previsione finale e giudizio.
Un rischio è un evento incerto che, se accade, influisce sugli obiettivi; una questione aperta (issue) è qualcosa che è già accaduto e va gestito. Un rischio che si materializza diventa una questione. I rischi si registrano in un registro con probabilità, impatto, responsabile e risposta. Le risposte alle minacce sono evitare, trasferire, mitigare, accettare; alle opportunità (i rischi positivi) sfruttare, condividere, migliorare, accettare.
Ogni modifica all'ambito, ai tempi o ai costi approvati passa dal controllo dei cambiamenti: richiesta scritta, valutazione dell'impatto, decisione dell'organo competente (nei limiti delle tolleranze), aggiornamento della baseline. Senza questo processo il progetto subisce lo scope creep: l'ambito cresce un po' alla volta senza che tempi e budget lo seguano.
| Strumento | A che cosa serve |
|---|---|
| Matrice RACI | per ogni attività chi la Realizza (Responsible), chi ne Asponde e approva (Accountable, uno solo), chi è Consultato, chi è Informato |
| Stato a semaforo (RAG, Red-Amber-Green) | sintesi per la direzione: verde in linea, ambra a rischio, rosso fuori tolleranza |
| Garanzia e controllo della qualità | la garanzia (QA) verifica che il processo sia adeguato; il controllo (QC) verifica i prodotti consegnati |
| Diagramma di Gantt | attività su un asse dei tempi, con dipendenze e milestone |
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Il percorso critico fissa la durata; solo lì conviene accelerare. CPI = EV/AC, SPI = EV/PV, EAC = BAC/CPI. Un rischio è incerto, una questione è già accaduta; ogni cambiamento passa da una decisione formale.
Nelle istituzioni europee un progetto ICT è quasi sempre realizzato in parte da fornitori esterni, scelti con procedure d'appalto e gestiti con contratti quadro. E sempre più spesso è gestito in modo agile. Il capo progetto deve saper tenere insieme i due mondi: un contratto scritto prima e un ambito che si scopre strada facendo.
Il Manifesto agile (2001) privilegia individui e interazioni rispetto a processi e strumenti, software funzionante rispetto a documentazione esaustiva, collaborazione con il cliente rispetto alla negoziazione dei contratti, risposta al cambiamento rispetto al seguire un piano. Nel modello a cascata (waterfall) l'ambito è fissato all'inizio e tempi e costi ne derivano; nei metodi agili tempi e costi sono fissati per iterazione, e l'ambito si adatta.
Scrum è il quadro agile più diffuso. Secondo la Scrum Guide (edizione 2020) ha:
| Elementi | Quali | Da ricordare |
|---|---|---|
| 3 responsabilità | Product Owner, Scrum Master, Developers | il Product Owner ordina il Product Backlog e massimizza il valore; lo Scrum Master serve il team e rimuove gli ostacoli, non è un capo progetto |
| 5 eventi | Sprint, Sprint Planning, Daily Scrum, Sprint Review, Sprint Retrospective | lo Sprint dura al massimo un mese; il Daily Scrum 15 minuti; la Review guarda il prodotto, la Retrospective il modo di lavorare |
| 3 artefatti | Product Backlog, Sprint Backlog, Increment | ciascuno con un impegno: Product Goal, Sprint Goal, Definition of Done |
Kanban non ha iterazioni: visualizza il flusso su una lavagna e mette limiti al lavoro in corso (WIP, Work In Progress) per ogni colonna. La legge di Little lega le tre grandezze del flusso: ridurre il lavoro in corso riduce il tempo di attraversamento.
Legge di Little
Per molti team insieme esistono quadri «in scala» come SAFe (Scaled Agile Framework), con treni di rilascio e pianificazione per incrementi di programma. Nelle istituzioni si usano spesso approcci ibridi: governance e punti di decisione di PM², esecuzione in sprint con PM²-Agile.
Le istituzioni dell'Unione comprano secondo il regolamento finanziario (la rifusione in vigore è il Regolamento (UE, Euratom) 2024/2509), mentre le amministrazioni degli Stati membri seguono la direttiva 2014/24/UE recepita nel diritto nazionale. I principi sono gli stessi: trasparenza, proporzionalità, parità di trattamento, non discriminazione e la più ampia concorrenza possibile.
| Procedura | Come funziona |
|---|---|
| Aperta | chiunque può presentare un'offerta |
| Ristretta | chiunque chiede di partecipare, solo i selezionati presentano un'offerta |
| Competitiva con negoziazione | si negozia con i candidati selezionati, quando le esigenze non si soddisfano con soluzioni già disponibili |
| Dialogo competitivo | per progetti complessi: si dialoga per definire la soluzione, poi si chiedono le offerte |
| Partenariato per l'innovazione | per sviluppare e poi acquistare una soluzione che sul mercato non c'è |
| Negoziata senza pubblicazione | eccezionale, nei soli casi previsti (estrema urgenza, un unico fornitore possibile…) |
Le offerte passano tre filtri, in quest'ordine logico: criteri di esclusione (chi non può contrattare con l'Unione: fallimento, condanne, gravi illeciti; le istituzioni usano il sistema di individuazione precoce e di esclusione, EDES), criteri di selezione (capacità giuridica, economico-finanziaria, tecnico-professionale dell'offerente), criteri di aggiudicazione (qualità e prezzo dell'offerta). L'aggiudicazione va all'offerta economicamente più vantaggiosa, che può essere il prezzo più basso, il costo più basso sull'intero ciclo di vita o il miglior rapporto qualità/prezzo.
Mescolare selezione e aggiudicazione. L'esperienza dell'impresa è un criterio di selezione (chi può partecipare); la qualità della soluzione proposta è un criterio di aggiudicazione (chi vince). Non si valuta due volte la stessa cosa.
Muovi il peso della qualità e i prezzi; il punteggio prezzo segue la formula comune «prezzo più basso diviso prezzo dell'offerta».
Ogni capitolato fissa la propria formula e spesso una soglia minima di qualità sotto la quale l'offerta è esclusa: qui la soglia è 60 punti su 100.
Per gli acquisti ricorrenti si usano i contratti quadro: un accordo con uno o più fornitori per un periodo (di norma fino a quattro anni), dentro cui si ordinano prestazioni con contratti specifici o buoni d'ordine. Con più fornitori si assegna «a cascata» (al primo in graduatoria, poi al secondo se il primo non può) o con una riapertura della concorrenza tra i fornitori del quadro. Dopo l'aggiudicazione c'è un periodo di sospensione (standstill) prima della firma, durante il quale gli esclusi possono contestare.
Firmato il contratto, il lavoro passa alla gestione del contratto: verificare e accettare formalmente i risultati secondo criteri scritti (in PM² nel piano di accettazione), misurare gli SLA (capitolo 4), applicare le penali quando previsto, gestire le modifiche entro i limiti consentiti dal regolamento finanziario (un cambiamento sostanziale richiede una nuova procedura), tenere riunioni di governance con il fornitore. Il rischio da prevenire fin dal capitolato è il lock-in: formati proprietari, conoscenza solo nel fornitore, nessun piano di uscita. Si contrasta con standard aperti, documentazione obbligatoria, diritti sul codice e una clausola di trasferimento a fine contratto.
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Scrum: tre responsabilità, cinque eventi, tre artefatti. Negli appalti si esclude, si seleziona l'offerente, si aggiudica l'offerta; vince l'offerta economicamente più vantaggiosa. I contratti quadro si eseguono con contratti specifici.
Fare la pizza in casa, comprarla surgelata, ordinarla a domicilio, mangiarla in pizzeria: la pizza è sempre quella, cambia quante cose fai tu e quante fa qualcun altro. On premise, IaaS, PaaS e SaaS sono le stesse quattro scelte per un servizio informatico.
La definizione di riferimento è quella del NIST (National Institute of Standards and Technology, SP 800-145, 2011). Il cloud computing ha cinque caratteristiche essenziali: self-service su richiesta, ampio accesso via rete, condivisione delle risorse tra più clienti (multi-tenancy), elasticità rapida, servizio misurato (si paga quel che si usa). Tre modelli di servizio e quattro modelli di distribuzione completano il quadro.
| Modello di servizio | Il fornitore gestisce | Il cliente gestisce | Esempi |
|---|---|---|---|
| IaaS (Infrastructure as a Service) | edifici, hardware, rete fisica, virtualizzazione | sistema operativo, middleware, applicazioni, dati, accessi | macchine virtuali, dischi, reti virtuali |
| PaaS (Platform as a Service) | anche sistema operativo e piattaforma | codice dell'applicazione, configurazione, dati, accessi | database gestiti, piattaforme per applicazioni, funzioni serverless |
| SaaS (Software as a Service) | l'intera applicazione | configurazione, dati, utenti e accessi | posta, suite d'ufficio, gestione documentale |
I modelli di distribuzione sono pubblico (infrastruttura condivisa di un fornitore), privato (dedicato a una sola organizzazione, anche se gestito da terzi), comunitario (condiviso da organizzazioni con esigenze comuni, come più istituzioni) e ibrido (due o più modelli collegati, con dati e applicazioni che si spostano tra loro). Il multi-cloud è l'uso di più fornitori pubblici: riduce la dipendenza da uno solo, ma moltiplica competenze, strumenti e superfici d'attacco.
Il modello di responsabilità condivisa dice chi protegge che cosa. Il fornitore è responsabile della sicurezza del cloud (edifici, hardware, hypervisor); il cliente della sicurezza nel cloud. Dati, identità e accessi restano sempre del cliente, anche in SaaS. Gran parte degli incidenti nel cloud nasce da una configurazione sbagliata dal lato del cliente, non da un guasto del fornitore: un archivio di oggetti lasciato pubblico, una chiave d'accesso nel codice, permessi troppo larghi.
«È nel cloud, quindi il backup lo fa il fornitore.» Il fornitore garantisce la durabilità dell'infrastruttura, non che i tuoi dati si possano ripristinare dopo una cancellazione sbagliata o un ransomware. Backup, versioni e regole di conservazione si configurano: vedi RPO e RTO nel capitolo 3.
L'infrastruttura si descrive come codice (IaC, capitolo 4), e un'applicazione progettata per il cloud segue principi noti come le dodici regole (twelve-factor app): configurazione nelle variabili d'ambiente, processi senza stato, log come flussi di eventi. Si progetta per il guasto: istanze in più zone di disponibilità (data center separati nella stessa regione), e repliche in un'altra regione quando serve resistere alla perdita di una regione intera.
Spostare un'applicazione nel cloud ha strategie con nomi propri, le «6 R»: rehost (lift and shift, così com'è), replatform (piccole modifiche, per esempio un database gestito), refactor (riscrivere in modo cloud native), repurchase (passare a un SaaS), retire (spegnere), retain (tenere dove sta).
Nel cloud la spesa diventa operativa (OPEX) invece che d'investimento (CAPEX), e si decide ogni volta che qualcuno avvia una risorsa. Il FinOps è la pratica che rende i costi del cloud visibili e responsabili: informare (etichette su ogni risorsa, costi attribuiti ai progetti), ottimizzare (dimensionare bene, spegnere ciò che non serve, comprare impegni), operare (budget, allarmi, revisione continua).
| Modo di acquisto | Come funziona | Quando conviene |
|---|---|---|
| A consumo (on demand) | prezzo pieno all'ora o al secondo, nessun impegno | carichi brevi o imprevedibili |
| Istanze riservate, piani di risparmio | impegno di uno o tre anni in cambio di uno sconto; si paga anche se non si usa | carichi stabili, accesi quasi sempre |
| Capacità inutilizzata (spot) | sconto forte, ma il fornitore può riprendersi la macchina con poco preavviso | lavori interrompibili: elaborazioni batch, test |
Un server costa a consumo una tariffa oraria; con l'impegno di un anno hai uno sconto ma paghi tutte le ore. Cambia per quante ore al giorno serve davvero.
Il pareggio non dipende dal prezzo: si raggiunge quando la quota di ore usate è pari a 1 meno lo sconto. Con uno sconto del 40% l'impegno conviene se il server è acceso più del 60% del tempo.
Per un'amministrazione europea la domanda non è solo «quanto costa», ma chi può accedere ai dati e secondo quale legge. Un fornitore soggetto a leggi di un paese terzo può essere obbligato a consegnare dati anche se sono conservati in Europa: per questo contano la localizzazione dei dati, la cifratura con chiavi gestite dal cliente (meglio se in un modulo hardware sotto il suo controllo), e chi gestisce le operazioni.
| Riferimento | Che cosa dice al cloud |
|---|---|
| Data Act, Regolamento (UE) 2023/2854, capo VI | diritto di cambiare fornitore (switching): preavviso massimo di due mesi, migrazione entro 30 giorni, esportazione dei dati in formato strutturato; le spese di uscita per il trasferimento dei dati (egress) vanno eliminate del tutto dal 12 gennaio 2027 |
| Certificazione europea della cybersicurezza (Regolamento (UE) 2019/881) | lo schema per i servizi cloud (EUCS) è in preparazione presso ENISA; intanto valgono ISO/IEC 27001, 27017 e 27018 e gli schemi nazionali |
| NIS2 e DORA | i fornitori di cloud sono soggetti essenziali per NIS2; nel settore finanziario DORA vigila sui fornitori ICT critici: vedi la guida AD 8, capitolo 12 |
| GDPR e EUDPR | il fornitore è un responsabile del trattamento con contratto ai sensi dell'art. 28 (art. 29 EUDPR); i trasferimenti fuori dallo Spazio economico europeo richiedono una base del capo V |
| Gaia-X e spazi di dati | iniziativa per regole comuni di trasparenza e interoperabilità tra servizi cloud e di dati (capitolo 13) |
La Commissione ha una propria strategia per il cloud («cloud ibrido» con servizi interni e contratti quadro con fornitori pubblici) e una strategia digitale che chiede soluzioni aperte, interoperabili e sicure. Le istituzioni comprano servizi cloud attraverso contratti quadro interistituzionali gestiti dalla DG DIGIT (capitolo 8).
Il piano di uscita si scrive prima di entrare: formati aperti, dati esportabili, servizi proprietari usati consapevolmente, stima dei costi e dei tempi di migrazione. Un cloud da cui non si può uscire è un lock-in a canone mensile.
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Cinque caratteristiche, tre modelli di servizio, quattro di distribuzione. Il fornitore protegge il cloud, il cliente ciò che ci mette dentro. FinOps rende i costi visibili; il Data Act garantisce il diritto di cambiare fornitore.
Scrivi una lettera (applicazione), la metti in una busta con il numero dell'ufficio (trasporto, la porta), poi l'indirizzo della città (rete, l'indirizzo IP), e il postino la porta al prossimo ufficio postale (collegamento). Ogni livello aggiunge la sua busta e legge solo quella. È l'incapsulamento.
| OSI | TCP/IP | Domanda a cui risponde | Esempi | Unità, apparato |
|---|---|---|---|---|
| 7 Applicazione · 6 Presentazione · 5 Sessione | Applicazione | che cosa si dicono i programmi | HTTP, DNS, SMTP, TLS (tra 5 e 6), SSH | messaggio · proxy, gateway applicativo |
| 4 Trasporto | Trasporto | a quale programma, con quale affidabilità | TCP, UDP, QUIC | segmento · firewall a stato |
| 3 Rete | Internet | verso quale rete, per quale strada | IPv4, IPv6, ICMP, OSPF, BGP | pacchetto · router |
| 2 Collegamento | Accesso alla rete | al prossimo apparato sullo stesso tratto | Ethernet, Wi-Fi, VLAN, ARP | frame · switch |
| 1 Fisico | bit su un mezzo | rame, fibra, radio | bit · cavo, ripetitore |
Un indirizzo IPv4 ha 32 bit, scritti in quattro numeri da 0 a 255. Con la notazione CIDR (Classless Inter-Domain Routing) il numero dopo la barra dice quanti bit iniziali identificano la rete; i bit restanti identificano l'host dentro la rete. In ogni sottorete il primo indirizzo è quello della rete e l'ultimo è il broadcast: nessuno dei due si assegna a un dispositivo.
Quanti host in una sottorete /26
Ogni bit in più nel prefisso dimezza la sottorete: /25 ha 126 host, /26 ne ha 62, /27 ne ha 30.
Scrivi un indirizzo IPv4 e scegli il prefisso: il laboratorio fa l'AND bit a bit con la maschera, come un router.
I prefissi /31 (collegamenti punto a punto) e /32 (un singolo host) seguono regole speciali e sono esclusi.
Gli indirizzi privati (RFC 1918) sono 10.0.0.0/8, 172.16.0.0/12 e 192.168.0.0/16: non sono instradati su Internet, e il NAT (Network Address Translation) li traduce in un indirizzo pubblico in uscita. Il NAT nasce dalla scarsità di indirizzi IPv4, non come misura di sicurezza. IPv6 ha 128 bit, scritti in otto gruppi esadecimali (2001:db8::1, dove «::» sostituisce una serie di zeri); una sottorete standard è /64, gli indirizzi si possono configurare da soli (SLAAC) e il NAT non serve più. Gli indirizzi si assegnano con DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol); ARP trova l'indirizzo fisico (MAC) che corrisponde a un indirizzo IPv4 sulla rete locale.
| Servizio | Porta tipica | A che cosa serve |
|---|---|---|
| DNS | 53 UDP/TCP | traduce nomi in indirizzi; record A e AAAA (indirizzi), CNAME (alias), MX (posta), TXT; DNSSEC firma le risposte |
| HTTPS | 443 TCP (o UDP con HTTP/3) | HTTP dentro TLS; TLS 1.3 negozia le chiavi con lo scambio Diffie-Hellman e autentica il server con un certificato |
| SSH | 22 TCP | amministrazione remota cifrata |
| SMTP | 25, 587 TCP | invio della posta; SPF, DKIM e DMARC proteggono dalla falsificazione del mittente |
| LDAP, Kerberos | 389/636, 88 | directory e autenticazione nelle reti aziendali |
Uno switch inoltra i frame dentro una rete locale usando gli indirizzi MAC. Le VLAN (Virtual LAN, IEEE 802.1Q) dividono uno stesso switch in reti logiche separate: uffici, server, telefoni, ospiti. Tra VLAN diverse il traffico passa solo attraverso un router o un firewall, ed è lì che si applicano le regole: è la segmentazione. Il protocollo STP (Spanning Tree) evita i cicli che, al livello 2, farebbero girare i frame all'infinito.
Un router sceglie la strada di ogni pacchetto confrontando l'indirizzo di destinazione con la sua tabella di instradamento; vince la voce con il prefisso più lungo che corrisponde. Le tabelle si riempiono a mano (instradamento statico) o con protocolli dinamici:
| Protocollo | Dove | Come decide |
|---|---|---|
| OSPF (Open Shortest Path First) | dentro un'organizzazione (IGP, Interior Gateway Protocol) | stato dei collegamenti: ogni router conosce la mappa e calcola il percorso più breve con l'algoritmo di Dijkstra, pesando i collegamenti con un costo |
| BGP (Border Gateway Protocol) | tra sistemi autonomi, cioè l'Internet (EGP) | vettore di percorso: annunci di prefissi con la lista dei sistemi autonomi attraversati, scelti secondo politiche commerciali; un annuncio sbagliato può dirottare il traffico di mezzo mondo |
Le prestazioni di rete si misurano in banda (quanti bit al secondo), latenza (quanto impiega un pacchetto), jitter (quanto varia la latenza) e perdita di pacchetti. Più banda non riduce la latenza: la latenza dipende soprattutto dalla distanza e dagli apparati attraversati. La qualità del servizio (QoS) dà priorità al traffico sensibile, come la voce. Le istituzioni e le amministrazioni nazionali si scambiano dati sulla rete protetta TESTA (Trans European Services for Telematics between Administrations), gestita dalla Commissione.
Il SDN (Software-Defined Networking) separa il piano di controllo (dove si decide) dal piano dei dati (dove si inoltra), così la rete si programma da un controllore centrale; è la base di SD-WAN e delle reti virtuali del cloud.
Per la rete in particolare: una DMZ (zona demilitarizzata) isola i servizi esposti a Internet dalla rete interna; la microsegmentazione applica regole tra singoli carichi di lavoro, non solo tra reti; il NAC (Network Access Control, con IEEE 802.1X) ammette un dispositivo sulla rete solo dopo averlo autenticato e verificato. Gli attacchi tipici sono la saturazione (DDoS), l'intercettazione sulla rete locale (ARP spoofing), il dirottamento DNS e BGP, la scansione delle porte esposte.
Considerare il NAT o la VPN come un firewall. Il NAT nasconde gli indirizzi ma non filtra per politica; la VPN cifra il canale ma, se è aperta su tutta la rete interna, porta l'utente remoto, e un eventuale aggressore con lui, dentro il perimetro.
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Il router lavora al livello 3, lo switch al 2. Un /26 ha 62 host. TCP è affidabile, UDP leggero. OSPF instrada dentro un'organizzazione, BGP tra organizzazioni. SD-WAN sceglie il collegamento per applicazione; la segmentazione limita dove può arrivare un aggressore.
Nei progetti reali la maggior parte del tempo di un data scientist va nel portare i dati dove servono, in una forma affidabile. Il bando lo chiede esplicitamente: ingegneria dei dati, architettura dei dati e tecnologie semantiche, API. In più c'è il calcolo ad alte prestazioni, già spiegato nel capitolo 5.
Nell'ETL (Extract, Transform, Load) i dati si trasformano prima di caricarli nella destinazione; nell'ELT si caricano grezzi e si trasformano dentro la destinazione, sfruttandone la potenza di calcolo. L'ELT è diventato comune con i data warehouse nel cloud e strumenti come dbt, che versionano le trasformazioni come codice. Lo schema a strati grezzo, pulito, pronto all'uso è chiamato spesso architettura medallion (bronzo, argento, oro).
L'elaborazione batch lavora su blocchi di dati a intervalli (ogni notte); quella in streaming lavora su ogni evento appena arriva, con latenze di secondi. Il Change Data Capture (CDC) legge il registro delle modifiche di un database e trasmette ogni inserimento o aggiornamento come evento, senza appesantire il sistema di origine.
| Strumento | Ruolo |
|---|---|
| Apache Spark | motore di calcolo distribuito in memoria, per batch e streaming, con API in SQL, Python, Scala |
| Apache Kafka | registro distribuito di eventi: i produttori scrivono su topic divisi in partizioni, i consumatori leggono al loro ritmo; gli eventi restano per un periodo configurato |
| Apache Airflow | orchestratore: descrive la pipeline come un grafo di attività (DAG, grafo aciclico diretto), la pianifica, la riprova se fallisce |
| Parquet, Avro | formati di file: Parquet è colonnare e compresso, ottimo per l'analisi; Avro è per righe, con lo schema incluso, adatto ai flussi |
| Delta Lake, Apache Iceberg | formati di tabella sopra i file di un data lake che aggiungono transazioni ACID, versioni e viaggi nel tempo |
| Architettura | Che cosa contiene | Schema | Punto forte, punto debole |
|---|---|---|---|
| Data warehouse | dati strutturati, integrati, storicizzati per l'analisi | allo scrivere (schema on write) | dati affidabili e query veloci; rigido e costoso per dati nuovi o non strutturati |
| Data lake | qualsiasi dato, anche grezzo e non strutturato, su storage economico | al leggere (schema on read) | flessibile ed economico; senza governance diventa una «palude di dati» |
| Lakehouse | un data lake con formati di tabella transazionali | entrambi | unisce costo del lake e affidabilità del warehouse |
| Data mesh | non una tecnologia: un modello organizzativo | per dominio | i dati sono prodotti curati dal dominio che li conosce, su una piattaforma self-service e con una governance federata |
Nel warehouse i dati si modellano spesso con lo schema a stella: una tabella dei fatti al centro con le misure (importo, quantità) e le chiavi verso le tabelle delle dimensioni (tempo, prodotto, luogo) che servono a filtrare e raggruppare. Se le dimensioni sono a loro volta normalizzate si parla di schema a fiocco di neve. Il warehouse è OLAP (analisi su molti dati, poche scritture); il database delle applicazioni è OLTP (molte piccole transazioni), spiegato nella guida sulle transazioni.
Le dimensioni classiche della qualità sono completezza, accuratezza, coerenza, tempestività, validità (rispetto di formato e regole) e unicità. Si controllano con test automatici in ogni pipeline, e un dato che non passa i test si ferma, non scivola a valle. La lineage (provenienza) registra da dove viene ogni dato e quali trasformazioni ha subito.
Le tecnologie semantiche descrivono i dati in modo che il significato sia esplicito e condiviso tra sistemi diversi. La base è RDF (Resource Description Framework): ogni informazione è una tripla soggetto, predicato, oggetto, e ogni cosa è identificata da un URI. Un insieme di triple forma un grafo di conoscenza.
| Standard | Che cosa fa |
|---|---|
| RDF, Turtle, JSON-LD | il modello a triple e due modi di scriverlo |
| RDFS, OWL | vocabolari e ontologie: classi, proprietà, gerarchie, vincoli logici da cui un ragionatore deduce fatti nuovi |
| SKOS | tesauri e classificazioni: concetti, termini preferiti e alternativi, relazioni più ampio e più specifico |
| SPARQL | il linguaggio di interrogazione dei grafi RDF, con schemi di triple da far corrispondere |
| SHACL | regole di validazione: quali proprietà un dato deve avere, di che tipo |
L'Unione usa questi standard ovunque. EuroVoc è il tesauro multilingue dell'Unione, in SKOS; ELI (European Legislation Identifier) dà un URI stabile a ogni atto legislativo, come i link di questa guida; ECLI fa lo stesso per le sentenze; il CELLAR dell'Ufficio delle pubblicazioni conserva le pubblicazioni ufficiali come grafo RDF interrogabile con SPARQL. DCAT-AP è il profilo europeo per descrivere i cataloghi di dati, usato dal portale data.europa.eu; i Core Vocabularies di SEMIC definiscono in modo comune persona, impresa, indirizzo, servizio pubblico. Il Regolamento sull'Europa interoperabile (Regolamento (UE) 2024/903) ha reso strutturale la cooperazione sull'interoperabilità delle amministrazioni.
Una tabella risponde bene alle domande previste quando è stata disegnata. Un grafo risponde anche a quelle nuove, perché le relazioni sono dati, non colonne fissate in anticipo: aggiungere «questo atto modifica quell'altro» è aggiungere una tripla, non ridisegnare lo schema.
| Stile | Come funziona | Quando |
|---|---|---|
| REST | risorse identificate da URL, metodi HTTP con un significato: GET legge, POST crea, PUT sostituisce, PATCH modifica, DELETE cancella; senza stato tra una richiesta e l'altra; descritto con OpenAPI | lo standard per esporre dati e servizi |
| GraphQL | un solo punto d'accesso; il client chiede esattamente i campi che vuole | interfacce con molti dati collegati |
| gRPC | chiamate remote binarie su HTTP/2 con contratti Protocol Buffers | comunicazione veloce tra servizi interni |
| Webhook, eventi | il servizio avvisa il client quando succede qualcosa | integrazioni asincrone |
Un metodo è idempotente se ripeterlo dà lo stesso risultato: GET, PUT e DELETE lo sono, POST no; per questo un client può riprovare un PUT dopo un errore di rete, ma un POST va protetto con una chiave di idempotenza. Una buona API ha versioni, paginazione, codici di stato corretti (2xx successo, 4xx errore del client, 5xx del server; 429 troppe richieste), autenticazione con OAuth 2.0 e limiti di frequenza. Per esporre un modello si usano le stesse regole: vedi il servizio di inferenza nella guida su AI engineering e il ciclo MLOps nel capitolo 13.
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ETL trasforma prima, ELT dopo. Warehouse: schema allo scrivere; lake: schema al leggere; lakehouse: tutti e due. RDF descrive tutto a triple, SPARQL le interroga, SKOS fa i tesauri come EuroVoc. REST usa i metodi HTTP; GET, PUT e DELETE sono idempotenti.
Qui si aggiunge ciò che la guida sul machine learning dà per scontato: descrivere i dati, stimare con un margine d'errore, verificare un'ipotesi, distinguere correlazione e causa.
Riassumere con la media dati molto asimmetrici. Con una coda lunga la mediana dice di più sul caso tipico, e per i livelli di servizio si guardano i percentili alti (p95, p99), non la media.
Quasi sempre si osserva un campione e si vuole dire qualcosa sulla popolazione. Il teorema del limite centrale dice che la media di un campione abbastanza grande si distribuisce quasi come una normale attorno alla media vera, qualunque sia la forma dei dati, con una dispersione che cala come la radice della numerosità: l'errore standard.
Intervallo di confidenza al 95% per una proporzione
Per dimezzare il margine serve un campione quattro volte più grande.
Un intervallo di confidenza al 95% non vuol dire «c'è il 95% di probabilità che il valore vero stia qui dentro»: vuol dire che il metodo, ripetuto su molti campioni, produce intervalli che contengono il valore vero nel 95% dei casi. Il campione deve essere casuale: un campione distorto (per esempio solo chi risponde volentieri a un sondaggio) dà intervalli stretti attorno al valore sbagliato.
Un test d'ipotesi parte dall'ipotesi nulla H0 (nessuna differenza, nessun effetto) e calcola il valore p: la probabilità di osservare dati almeno così estremi se H0 fosse vera. Se p è sotto la soglia α scelta prima (di solito 0,05), si rifiuta H0. Il valore p non è la probabilità che H0 sia vera, e un risultato «non significativo» non dimostra che l'effetto non esista.
| H0 vera (nessun effetto) | H0 falsa (effetto reale) | |
|---|---|---|
| Rifiuto H0 | errore di I tipo (falso positivo), probabilità α | giusto: potenza 1 − β |
| Non rifiuto H0 | giusto | errore di II tipo (falso negativo), probabilità β |
La potenza cresce con la dimensione del campione e con la grandezza dell'effetto: prima di un esperimento si calcola quanti dati servono per vedere l'effetto minimo che interessa. Fare molti test aumenta i falsi positivi (con 20 test indipendenti a α = 0,05 ci si aspetta un risultato «significativo» per caso): la correzione di Bonferroni divide α per il numero di test. Test comuni: t di Student per confrontare medie, z per proporzioni con campioni grandi, chi quadrato per tabelle di frequenze, test non parametrici (Mann-Whitney) quando i dati non sono normali.
Un servizio online prova due versioni di un modulo (test A/B). Imposta visitatori e completamenti di ciascuna e la soglia α; il laboratorio calcola il test a due code.
Il test z usa l'approssimazione normale, valida quando completamenti e abbandoni sono almeno una decina per gruppo. La soglia va fissata prima di guardare i dati, e il test va fermato alla numerosità prevista: guardare ogni giorno e fermarsi al primo p sotto 0,05 gonfia i falsi positivi.
Il coefficiente di correlazione di Pearson r va da −1 a +1 e misura quanto due variabili stanno su una retta; r = 0 non esclude una relazione non lineare. La regressione lineare stima di quanto cambia la risposta per ogni unità di una variabile, a parità delle altre; R² dice quale quota della variabilità è spiegata dal modello. Il metodo dei minimi quadrati e la discesa del gradiente sono nella guida sul machine learning.
Due variabili possono muoversi insieme perché una causa l'altra, perché l'altra causa la prima, perché una terza (un confondente) le muove entrambe, o per caso. Solo un esperimento randomizzato separa in modo pulito la causa; con dati osservati si usano metodi come differenze nelle differenze, variabili strumentali, discontinuità di regressione, abbinamento per punteggio di propensione. Il paradosso di Simpson mostra che una tendenza nei gruppi può rovesciarsi nei dati aggregati.
Una serie storica si scompone in tendenza, stagionalità (cicli regolari: settimanali, annuali) e residuo. Molti modelli richiedono che sia stazionaria (media e varianza costanti), e la si rende tale con le differenze. Strumenti tipici: medie mobili, livellamento esponenziale, modelli ARIMA (autoregressivi, integrati, a media mobile). Per valutare una previsione si usa una divisione temporale: si addestra sul passato, si verifica sul futuro, mai mescolando a caso.
Il teorema di Bayes aggiorna una probabilità alla luce di un'osservazione: probabilità a posteriori proporzionale a verosimiglianza per probabilità a priori. È la base dei filtri antispam e del ragionamento sui test diagnostici.
Bayes: un allarme su mille
Quando l'evento è raro, anche un test molto sensibile produce soprattutto falsi positivi: è la fallacia della probabilità di base.
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L'errore standard cala come 1/√n. Il valore p è la probabilità dei dati se non c'è effetto, non la probabilità che non ci sia effetto. α è il rischio di falso positivo, β di falso negativo. La correlazione non è causa; con eventi rari prevalgono i falsi allarmi.
Per un data scientist l'automazione comincia prima del modello: pipeline riproducibili (stesso codice, stessi dati, stesso risultato), ambienti dichiarati (container, file delle dipendenze bloccate), notebook usati per esplorare ma non come codice di produzione, test sui dati oltre che sul codice. Il resto, dal registro dei modelli al monitoraggio, è nella guida AD 8 linkata sopra, che vale identico per questo settore.
Un grafico serve a far vedere un confronto. La scelta segue la domanda: confronto tra categorie → barre; andamento nel tempo → linee; relazione tra due variabili → dispersione (scatter); distribuzione → istogramma o box plot; parte del tutto → barre in pila o, con pochissime parti, una torta; dati geografici → mappa coropletica, con valori normalizzati per popolazione o superficie.
I principi più citati vengono da Edward Tufte: massimizzare il rapporto dati/inchiostro (togliere decorazioni, griglie pesanti, effetti 3D), evitare il chartjunk, mostrare i dati nel loro contesto. In più: titoli che dicono la conclusione, unità esplicite, colori accessibili a chi non distingue rosso e verde, incertezza mostrata (intervalli, bande) quando conta.
Due servizi hanno una soddisfazione del 71% e del 75%. Sposta l'inizio dell'asse verticale e guarda quanto sembra grande la differenza.
Per le barre l'asse deve partire da zero, perché l'occhio confronta le lunghezze. Per le linee, che si leggono per pendenza, un asse che non parte da zero è accettabile se è dichiarato.
Strumenti comuni sono le librerie Python (matplotlib, seaborn, plotly), R con ggplot2 e gli strumenti di business intelligence per i cruscotti. Un cruscotto utile ha pochi indicatori, ciascuno con un riferimento (obiettivo, periodo precedente), e lascia approfondire il dettaglio. Per comunicare a un pubblico non tecnico si parte dalla conclusione e dalla decisione che richiede, poi i numeri che la sostengono, poi i limiti: è anche la struttura giusta per la prova scritta del concorso.
La governance dei dati stabilisce chi decide sui dati, con quali regole e responsabilità: il proprietario (data owner) risponde di un dominio, lo steward cura qualità e definizioni, il custode (custodian) gestisce la tecnologia. Gli strumenti sono un catalogo dei dati con metadati e glossario, la classificazione per sensibilità, la lineage, le politiche di conservazione. I dati della ricerca e del settore pubblico seguono spesso i principi FAIR: reperibili (Findable), accessibili, interoperabili, riutilizzabili.
| Atto | Che cosa regola | Da ricordare |
|---|---|---|
| GDPR, Regolamento (UE) 2016/679, ed EUDPR, Regolamento (UE) 2018/1725 per le istituzioni | i dati personali | principi, basi giuridiche, diritti, DPIA: vedi la guida AD 8, capitolo 6; anonimizzazione e pseudonimizzazione sono cose diverse (i dati pseudonimizzati restano personali) |
| Direttiva sui dati aperti, Direttiva (UE) 2019/1024 | il riutilizzo dei dati del settore pubblico | i dati di elevato valore (Regolamento di esecuzione (UE) 2023/138: geospaziali, osservazione della Terra e ambiente, meteorologici, statistici, imprese, mobilità) vanno resi disponibili gratis, in formato leggibile da macchina e via API |
| Data Governance Act, Regolamento (UE) 2022/868, applicabile dal 24 settembre 2023 | la condivisione di dati | riutilizzo di dati pubblici protetti (riservatezza, segreti, dati personali) in ambienti sicuri; intermediari di dati neutrali e registrati; altruismo dei dati; il Comitato europeo per l'innovazione in materia di dati |
| Data Act, Regolamento (UE) 2023/2854, applicabile dal 12 settembre 2025 | l'accesso ai dati e il loro valore | gli utenti di prodotti connessi accedono ai dati che generano e possono condividerli con terzi; clausole abusive vietate nei contratti tra imprese; accesso degli enti pubblici in caso di necessità eccezionale; cambio di fornitore cloud (capitolo 9) |
| Spazi comuni europei di dati | ecosistemi settoriali di condivisione | il primo con un regolamento proprio è lo spazio europeo dei dati sanitari (Regolamento (UE) 2025/327); altri riguardano mobilità, energia, agricoltura, finanza, pubblica amministrazione |
| AI Act, Regolamento (UE) 2024/1689, art. 10 | i dati per addestrare sistemi ad alto rischio | pertinenti, rappresentativi, per quanto possibile senza errori e completi, con esame delle distorsioni: vedi la guida AD 8, capitolo 5 |
La direttiva sui dati aperti fa riutilizzare i dati pubblici; il Data Governance Act crea la fiducia per condividere (intermediari, altruismo, dati protetti); il Data Act dà il diritto di accesso ai dati generati dai prodotti e di cambiare fornitore cloud. Nessuno dei tre deroga al GDPR: quando i dati sono personali, il GDPR continua ad applicarsi.
Nel novembre 2025 la Commissione ha proposto il Digital Omnibus, che tra l'altro riunisce nel Data Act alcune regole del Data Governance Act e della direttiva sui dati aperti e modifica il GDPR. Controlla su EUR-Lex lo stato dell'iter: questa guida descrive le norme in vigore.
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MLOps è lo stesso dell'AD 8. Il grafico si sceglie dalla domanda, e le barre partono da zero. Direttiva sui dati aperti per riutilizzare, Data Governance Act per condividere con fiducia, Data Act per accedere e cambiare fornitore; il GDPR resta sopra tutti.
guide vuol dire che l'argomento è già spiegato a fondo in un'altra guida di Explorables; qui che è spiegato in questa guida; da completare che conviene integrarlo con le fonti ufficiali.
| Mansione | Dove | Copertura |
|---|---|---|
| Infrastruttura ICT | ||
| Data center, server, virtualizzazione, storage, postazioni di lavoro | capitolo 3 | qui |
| Database e sistemi di gestione dei dati | capitolo 2 → transazioni | guide |
| Backup, disponibilità, continuità operativa | capitolo 3, capitolo 4 | qui |
| Servizi gestiti, ITIL, livelli di servizio | capitolo 4 | qui |
| DevSecOps, automazione, infrastruttura come codice | capitolo 4 | qui |
| Sicurezza dell'infrastruttura | capitolo 2 → epso-ad8 | guide |
| HPC e tecnologie quantistiche | capitolo 5 | qui |
| Gestione di progetti ICT | ||
| Progetti, programmi, portafogli; metodi e governance | capitolo 6 | qui da completare con la PM² Guide |
| Stime, pianificazione, monitoraggio, rischi, qualità, cambiamenti | capitolo 7 | qui |
| Metodi agili | capitolo 8 | qui |
| Appalti, contratti, fornitori | capitolo 8 | qui da completare con il regolamento finanziario |
| Cloud e reti | ||
| Modelli e architetture cloud, container, migrazione | capitolo 9 | qui |
| Costi, fornitori, sovranità, normativa | capitolo 9 | qui |
| Progettazione e gestione delle reti, protocolli, WAN | capitolo 10 | qui |
| Sicurezza di rete | capitolo 10 → epso-ad8 | guide qui |
| Data science | ||
| Statistica avanzata e analisi quantitativa | capitolo 12 → machine-learning | guide qui |
| Ingegneria dei dati | capitolo 11 | qui |
| Architettura dei dati e tecnologie semantiche | capitolo 11 | qui |
| Calcolo ad alte prestazioni | capitolo 5 | qui |
| Integrazione dei dati e API | capitolo 11 → ai-engineering | qui |
| MLOps e automazione | capitolo 13 → epso-ad8 | guide |
| Analisi e visualizzazione | capitolo 13 | qui |
| Governance dei dati e comunicazione | capitolo 13 | qui da completare con lo stato del Digital Omnibus |